Dolci di Carnevale: 5 modi per dire Chiacchiere

di Marianna Pascarella ()
I 5 nomi delle Chiacchiere di Carnevale

Le varianti regionali delle chiacchiere, presenza fissa di ogni Carnevale che si rispetti: dalle frappe ai galani, scopritele tutte.

Tutto è pronto, o quasi, per festeggiare un altro Carnevale. Non sono solo maschere e scherzi a caratterizzare la festa più divertente dell’anno. A rendere golosa la ricorrenza sono i tanti dolci carnevaleschi tradizionali che, fritti o meno, mettono tutti d’accordo. Tra questi, un posto d’onore lo rivestono le chiacchiere.

Gonfie, friabilissime, semplici da realizzare: resistere di fronte a queste delizie che uniscono la penisola è impossibile. Si presentano come delle cialde sottili e croccanti, ricoperte di bolle che in bocca si sciolgono letteralmente, se sapute fare ad arte. 

Hanno un aspetto leggermente diverso a seconda di quale forma si sia scelta (un consiglio su come tagliare le chiacchiere: ricorrete alla classica rotella dentellata) ma, che si tratti di rombi, losanghe o rettangoli, poco importa, ciò che conta è la sostanza. Da Nord a Sud sono svariati i nomi con i quali sono conosciute. Voglia di fare un dolce viaggio virtuale? Dal Lazio al Veneto, ecco cinque modi per dire chiacchiere!

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1. Frappe

Iniziamo dal Lazio, dove le chiacchiere prendono il nome di frappe. Le frappe romane rappresentano uno dei dolci carnevaleschi più preparati. Fritte o al forno – sebbene la consistenza finale dovrebbe risultare ben croccante -  portarle in tavola rappresenta sempre un’ottima idea. Di antiche origini - ai tempi dei romani si chiamavano frictilia e si friggevano nel grasso di maiale - scandiscono al meglio la festa più pazza dell’anno. Nelle Marche hanno un nome molto simile, si chiamano sfrappe.

frappe

2. Crostoli

Se in giro tra il Veneto, il Friuli Venezia Giulia ed il Trentino vi dovesse capitare di imbattervi nelle chiacchiere, sappiate che in tale zona dell’Italia sono note come crostoli. Il loro impasto è pressoché simile a quello delle classiche, non fosse altro che per l’aggiunta della grappa, che ne rappresenta un elemento distintivo. I crostoli veneziani sono buoni anche ripieni ed al forno: sperimentate!

crostoli

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3. Cenci

Ci sono poi anche i cenci toscani, tradizionali dolci di Carnevale tipici della regione del Centro Italia. La loro storia ha antiche origini, così come il loro nome, dovuto alla forma assunta dai pezzetti di pasta a seguito di cottura, che risultano essere simili a dei brandelli di stoffa definiti popolarmente cenci. Così come tutte le altre varianti delle chiacchiere, anche i cenci devono essere conservati bene all'interno di una scatola di latta o di un contenitore a chiusura ermetica per preservarne la fragranza.

cenci

4. Bugie

Spostiamoci in Piemonte (e Liguria). Qui le strisce di pasta dorate e croccanti si chiamano bugie. Stesso impasto delle tradizionali, può essere aromatizzato a piacere ed arricchito con dello spumante (al posto di vino bianco o grappa). Cotte al forno o fritte, avete voglia di gustarne una valida variante? Provate le bugie senza glutine ripiene. Farcitele con della marmellata di prugne, la più indicata.

bugie senza glutine ripiene

5. Galani

 E concludiamo con la ricetta veneta dei galani, che si chiamano così nelle province di Venezia, Vicenza e Padova. A forma di nastri – caratteristica che li differenzia esteticamente dai crostoli che sono invece rettangolari – allietano il Carnevale veneto che, come ben sappiamo, è particolarmente sentito. Insieme alle fritole sono tra i dolci carnevaleschi più apprezzati nella regione.

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